L’idea di questo breve articolo, nasce dall’esperienza clinica degli operatori del Centro della Famiglia di Treviso che attraverso il loro lavoro con le coppie, si sono resi conto che molti utenti, riportano un momento di crisi nel periodo immediatamente successivo alla nascita del primo figlio/a. È infatti riconosciuto in letteratura, come il passaggio dalla coniugalità alla genitorialità rappresenti una fase di transizione cruciale per la coppia. La letteratura scientifica, individua due momenti nodali che caratterizzano questo cambiamento: la gravidanza e il post-partum.

Durante la gravidanza, appaiono di cruciale importanza:
– la disposizione verso la gravidanza nei termini di accettazione o non accettazione;
– le aspettative circa il post-partum, che possono essere dominate da incertezza e timori o da curiosità verso il neonato;
– il supporto, pratico e/o emotivo;
– l’apertura al terzo, ovvero la capacità di fare gradualmente spazio, da un punto di vista mentale prima ancora che fisico, al neonato.

Rispetto al periodo del post-partum, risultano significativi:
– il rapporto con il neonato, che può essere vissuto nei termini di soddisfazione o con paura e timore;
– la percezione dei cambiamenti all’interno della coppia, riconosciuti o non riconosciuti;
– la relazione di coppia che può essere vissuta come stabile e consolidata, oppure come intesa in declino.

Questi elementi possono delineare nella fase di transizione alla genitorialità due traiettorie prototipiche, caratterizzate da elementi di risorsa o di criticità.
Nel primo caso, l’accettazione della gravidanza da parte della coppia si lega a una più evidente apertura al terzo, ovvero alla capacità di rendere “pensabile” il bambino creandogli un posto nelle rappresentazioni condivise dai partner. Inoltre si lega alla curiosità verso il neonato, in grado di compensare i naturali timori e le preoccupazioni della gravidanza.
L’atteggiamento favorevole rispetto all’attesa si associa anche a una più marcata valorizzazione del supporto (pratico, ma soprattutto emotivo).
Tali elementi sembrano costituire dei precursori di un miglior adattamento alla nuova situazione familiare sia nell’immediato post partum che a qualche mese di distanza.
I partner, che riconoscono la profonda trasformazione del proprio legame, sembrano anche consapevoli della necessità di ritrovare spazi e tempi propri, differenziati da quelli dedicati alla gestione del bambino. L’impegno nel legame e la capacità di offrirsi reciprocamente supporto aiutano a loro volta la costruzione di un’alleanza genitoriale, in cui i ruoli non sono rigidamente suddivisi, ma appaiono, invece, condivisi.

L’esperienza clinica degli operatori del Centro della famiglia di Treviso dimostra che molti utenti vivono un momento di crisi nel periodo successivo all’essere divenuti genitori

Nel secondo caso, la difficoltà di accettazione della gravidanza sembra legarsi da un lato alla difficoltà dei partner a offrirsi supporto reciprocamente, dall’altro a un ripiegamento su paure e preoccupazioni che bloccano quasi la capacità di rappresentarsi il bambino e la nuova vita familiare.
Tali elementi pongono la coppia in una situazione di maggiore vulnerabilità.
I partner, poco capaci di offrire e ricevere supporto reciprocamente, reagiscono con maggiore passività ai cambiamenti che interessano il legame, percependo spesso un declino della relazione di coppia.
La difficoltà a differenziare il piano coniugale da quello genitoriale si unisce a una gestione spesso complessa dei ruoli, in cui si osserva una frequente tendenza a squalificare l’altro.

Articolo pubblicato sul settimanale “Vita del Popolo” del 23.02.2025 a firma di Francesco Carotenuto, psicologo del Consultorio del Centro della Famiglia

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